sabato 27 ottobre 2012

...

E non capivo perché non mi abituavo mai al fatto di poterlo guardare. Non capivo perché ogni volta mi girava la testa. 
Lo detestavo.



domenica 14 ottobre 2012

...

Lastra marmorea ingrigita dal tono che cercavo di darmi; era l'immagine di me davanti all'epilogo. Mi fissava con fare interrogatorio e, se avesse potuto, m'avrebbe controllato sotto le unghia e tra le pieghe del collo per scovare dove fosse finita la me dalle mille carezze. Lapidaria emessi la sentenza sancendo la perdita dell'ultima parte buona di me.


giovedì 6 settembre 2012

Tributo a Carlos Ruiz Zafón


Gli domandai come faceva ad essere sicuro che non sarei sparita ancora. Mi guardò a lungo. «Scompare solo la gente che ha qualche posto dove andare.» Rispose secco.


Avevo letto quella frase centinaia di volte perché qualcosa dentro al mio cranio risultava familiare. Come faceva ad essere sicuro che non sarei scomparsa nuovamente? 
Il fatto è che, sicuro lui, non lo era affatto. Era la sua sper

anza a parlare per lui, gliela lessi nei denti che digrignavano mentre fingeva di crederci a ciò che aveva appena pronunciato. Lui lo sapeva. Lo sapeva già che l'avrei fatto nuovamente. Sapeva che da un momento all'altro sarei andata via un'altra volta. Potevo esserci seduta accanto ma, in realtà.. in realtà io ero già fuggita altrove.
Combattè per anni contro i vuoti che ero capace di procurargli e lo faceva affrontadoli ogni volta, a cadenza annuale. Come si paga il bollo dell'auto, lui pagava i miei silenzi. E ogni volta ci riprovava perchè diceva in sé per sé <<Voglio arrivare al punto in cui tutto questo non sorbirà su di me alcun effetto>>; lo sapeva sempre che non era ancora quello il momento ma ci riprovava. 
Forse era una delle cose che mi accorgevo di ammirare di più: l'ostinazione. Perchè io lasciavo perdere, perchè non ce l'avevo la voglia di dirglielo che, anche se ero seduta accanto a lui, la mia anima, la mia essenza, il mio calore o qualsiasi fottuta cosa in cui credete, era in dipartita. 

Perché io, se il posto in cui andare non ce l'avevo, me lo inventavo. Sempre.

sabato 4 agosto 2012

...

Per anni ho litigato con me stessa per il troppo amore, per le delusioni che credevo di provare o di aver provato, per gli obiettivi che non ero riuscita a raggiungere e per non aver avuto abbastanza coraggio per tenerti con me, per non averti avuto e per non essermi fatta raggiungere. Oggi ho capito che qualcosa di peggio dell'amare troppo esiste. 
E' non amare affatto.

domenica 22 luglio 2012

Perchè hai scelto stasera per tornare?

Settecentotrenta giorni, diciassettemila cinquecentotrentuno ore, un milione cinquantunomila e ottocentonovantasette minuti-

Erano passati così in fretta che non me ero accorta nemmeno. C'avevo vissuto bene senza di te, non avvertivo sofferenza, mancanza o necessità. La mia vita scorreva liscia tra facce sconosciute e non che incrociavo il tempo di un bicchiere pieno d'alcool. In quegli istanti non ci pensavo a te, no. Io facevo il mio, poi tornavo a casa e dimenticavo. Ma non ci pensavo a te, no.

Cazzo, però, se lo sentivo il peso dei ricordi. Io ti avevo scordato ma non la mia nostalgia; lei no. Ti infilavi dentro alle note, ti facevi respirare nella scia di un profumo che avevo già sentito, ti vedevo seduto dentro ad una stanza che in realtà era vuota. Così all'improvviso. Ti sceglievi degli attimi e ti ci infilavi. Così, senza preavviso. Senza che potessi scegliere di fare altrimenti, senza che riuscissi a capire da dove sbucassi fuori mentre pensavo a tutt'altro, da dove venissi, quale strada avessi percorso per arrivare a me. Sai la domanda che mi ponevo ogni volta qual'era? "Perchè adesso?", perché non succedeva quando mi sforzavo di riuscire a ricordare qualche dettaglio di te? Perché t'eri scelto quel momento per saltare fuori tra mille cose da fare?

-Perchè hai scelto questa sera per tornare?






...

C'avevo gli occhi spenti di chi, ormai, non spera più in niente.



Copyright photo: Daniele Fiammella

domenica 15 luglio 2012

Tregua.



Noi eravamo fatti così. Ogni tanto ci disintossicavamo per poi non farci troppo male.




venerdì 6 luglio 2012

vuoi?

Si vive sempre andando a mille all'ora. Non ci si accorge di nulla. Ancora più spesso di nessuno. Cosa volete che vi dica? Sono poche le volte in cui io riesco a fermarmi un attimo per guardarmi attorno, per pensare a cosa succederebbe se, per volontà del fato o di chicchessia, per una volta scegliessi di comportarmi diversamente da ciò che faccio. Rare volte mi è capitato di ritenere qualcuno davvero interessante; e attenzione, non che non lo fossero veramente. Non lo erano per me. E non parlo solo di possibili frequentazioni, di possibili compagni, di possibili.. Io le persone che devono starmi accanto me le scelgo. Vi giuro, mi son vista farlo! E' come quando ti dicono "le faremo sapere": puntualmente non richiamo mai. Non mi sono mai sentita in dovere di farlo. Già, il dovere. Non credo d'essermi, in nessun caso, trovata nelle condizioni di voler accontentare nessuno o di compiacere qualcun altro. Sì lo so, son fatta male ma... vuoi restare?

venerdì 22 giugno 2012

Come un lichene.

Mi capitava continuamente di sedergli accanto e sentirmi
infinitamente piccola. Di quella piccolezza di cui,
probabilmente, solo i licheni che vivono la loro intera
esistenza aggrappati ad un masso potrebbero concepire. Al
 suo cospetto io diventavo una donna senza giudizio, senza forma nè sostanza. Diventavo ciò che avevo sempre sperato di non divenire. Certe contingenze possono essere intuite esclusivamente col senno di poi. Adesso credo che se un uomo non è capace di farvi sentire alla sua altezza, è lui che non è alla vostra.

mercoledì 20 giugno 2012

Ho la pelle,


Ho la pelle bianca della morte, le mani aggrinzite dalle urla che solo i cuori straziati dall’amore sanno emettere, mentre indosso le vesti di carnefice. La penombra di una sera qualunque, scosterà il mantello pesante che mi porto addosso, errori, e rivelerà un viso pavido e atterrito. Avrò la tua bocca. Rossa, umida, insaziabile di centimetri di corpo. Sì, avrò la tua bocca, e ne strapperò di parole e pelle.  Me la strofinerò addosso e non perderò una goccia. Possiederò i tuoi occhi neri, capaci di scavare le cavità dell’anima, e me li incollerò sulle labbra. Una lacrima di paura corre adesso su una gota. Non me ne accorgerò nemmeno. Posseduta da un istinto mai ascoltato, ti avrò e sarà conflitto ritmato dalla voglia di sottrarsi. Una guerra che odorerà di vendetta ed enfasi. Si scontreranno anche le ossa e annientata dalla musica di quegli stessi occhi, ti sveglierò. Ti ho fatto del male? Ci ho pensato. Ancora. 

martedì 19 giugno 2012

...

Sai cosa c'è? che credo di esserne uscita inevitabilmente diversa da ciò che fu. C'è che ho corso a perdifiato per mettermi al pari ma, puntualmente, mi accorgevo di essere sempre indietro; anche solo ad un palmo ma comunque indietro. Qualcosa mi è rimasto. L'affanno che provo ancora mi ha fatto ricordare che è da quell'istante che cominciai a sospirare. Già, sospiro molto; e c'è chi mi chiede cosa ci sia dietro a quei soffi, dentro a quelle intenzioni. Ma come si può spiegare l'inspiegabile? Come potrei raccontare di essermi sentita davvero viva nell'unico momento in cui ho creduto di morire? Bisognerebbe invertarle le parole per descrivere la forza che si prova nel preciso istante in cui si è convinti di aver perduto tutto. E adesso? Che risposte volete che abbia io? So solo che senza quegli occhi le parole sarebbero vuote.

E ti scrivo ancora un po' e lo so che non dovrei.



Mossa da sentimenti di rassegnazione, cominciai volutamente a ricordare ed elencare a mente tutto ciò che mi aveva portata a farmi innamorare di te. Non potevano essere stati quei capelli corvini che legavi malamente in maniera voluta. Non potevano essere state quelle spalle, quei denti. Era sicuramente stata quella luce. Sì, perchè mi capita spesso di mettermi a passeggiare per la città guardando di proposito dentro agli occhi dei passanti e credimi, quella luce lì io non l'avevo mai trovata. Abbagliata dallo splendere di quegli occhi marroni, quei capelli, quelle spalle, quei denti, avevano perso significato. Non c'era nient'altro. L'ho persa di vista quella luce, l'ho persa di vista già da un pezzo ma solo io posso sapere quanti altri occhi ho controllato, dentro a quante iridi ho scavato per trovarne almeno una pagliuzza che potesse illuminarmi una giornata. Credimi, a pensarci mi sudano ancora le mani.

Lasciamola scivolare la nostra vita.

Certe strade, per quanto intricate, attorcigliate, avvoltolate, hanno un loro proprio inizio ed una loro propria fine. Mi immagino che le vite seguano lo stesso pazzo disegno. Alcune si sfiorano solamente, altre corrono parallelamente, altre ancora si intrecciano per brevi tratti per poi continuare il loro rettilineo corso. Più volte mi sono fermata a pensare al motivo per cui io e tutto il resto della popolazione del mondo sentiamo l'esigenza di far collimare la nostra vita con quella di qualcun altro. Anche se la strada esige una svolta a destra, e quella dell'altro in qualsiasi altra direzione che non sia uguale alla nostra. Non ho mai capito il motivo per cui abbiamo sempre e costantemente bisogno di forzare la mano, di forzare le situazioni. Per quanto brevi o meno possano essere state fino ad adesso le nostre vite, dovremmo ormai aver imparato la lezione: la vita fa quello che gli pare, sempre. E potremmo stare lì degli anni a sbattere un pugno contro un muro, a far schizzare la nostra ira dalle vene e le urla dalle corde vocali. Assurdo che possa essere, io ci credo nel destino. Ci credo che ci siano cose che, anche con tutto l'impegno del mondo, non potranno mai combaciare. Neanche a distruggerle e ricostruirle in modo che si conficchino l'una contro l'altra. Per quanto combacianti, non saranno mai come i pezzi originali. Io l'ho capito, e l'ho capito anche da un pezzo ma, maledizione, non riesco mai a smettere di provarci a farli andare bene quei due pezzi lì. Lo so, succederà senza che io nemmeno me ne accorga, in un momento in cui sarò distratta mi accorgerò di aver trovato delle nuove costruzioni, dei nuovi pezzi da aggiungere al mio rettilineo e ne farò un capolavoro. Ecco cosa cerco, un momento solo che sia un capolavoro. E che io me ne accorga subito oppure dopo un milione di anni, sarà indifferente, avrò raggiunto la mia meta. Capisci? La mia; che inevitabilmente non può essere la tua, non può essere la nostra.
Forse stasera mi sono dilungata un po' troppo ma volevo darvi e darmi un ultimo consiglio, per quello che può valere: facciamola scivolare la vostra vita. Non lo scorgiamo mai, ma siamo sempre noi a metterle i bastoni tra le ruote.

Come può uno scoglio arginare il mare?

Passò il tempo e portò via con sé ciò che non aveva radici, ciò che era semplice da estirpare, ciò che aveva basi poco solide. Passò il tempo e distrusse ricordi, estati, inverni e sapori. Venne il vento, quello gelido, e mi assiderò le vene. Senza quel calore le mie labbra si annerirono e i miei occhi si socchiusero. 
Avevo tante cose da fare ma scrissi ancora di te. Scrissi che millemila minuti passati incastrandoci in abbracci interminabili non sarebbero bastati a farmi passar la voglia che avevo avuto di legarmiti addosso. Scrissi che se avessi avuto un minuto da spendere, io l’avrei speso a te e t’avrei scrutato con le mani il viso per non dimenticare ogni ruga, ogni filo di barba, ogni lampo di luce negli occhi.
Scrivevo e non sapevo cosa mi spingesse a farlo, a farlo ancora. Non sapevo quando avrei trovato uno scorcio di pianeta inesplorato. Sapevo, però, che anche in mezzo a tutti gli odori del mondo, io avrei inevitabilmente riconosciuto il tuo.




Ancora.

E' successo un'altra volta. Si spezza sempre qualcosa. Un momento, un istante, un solo fottuto secondo e mi si spegne una miccia dentro. Senza motivo, senza soluzione. Mi ammutolisco, non trovo più nulla dire. Non trovo più nulla da fare. Forse è quella strana cosa che chiamano abitudine. Come ci si può abituare ad una persona? Ad un universo armonico fatto di ragione, giudizio e sentimento? Credevi di potercela fare tu? Credevi di avermi spinta al cambiamento, di avermi dato la speranza di poterci credere al fatto d'esser cambiata. E invece? E invece il nulla, il silenzio, mi sono ammutolita un'altra volta. 



cava.



Tac! Anche l'ultimo interruttore si spense; la luce smise di fare il suo mestiere. L'accidia mi trovò e io da lei mi lasciai sedurre. Avevo gli organi scombussolati, lo capì da quella vecchia sensazione che era tornata; qualsiasi cosa sarebbe successa di lì a poco non avrebbe sorbito alcun effetto. Detestavo quel buco in mezzo al petto che puntualmente mi risucchiava le coronarie. Gli impulsi non avevano più veicoli per scorrermi dentro. Sono sterile di emozioni.




E ripensando a quel senso di vuoto che ogni tanto mi prendeva giunsi alla conclusione che solo io avrei potuto colmarlo. Che saltando di donna in donna, di uomo in uomo, di storia in storia non si crea che dell'altro vuoto. 

Alessandra

A nervi scoperti.



Vorrei un libro che parlasse di me. Sì, che lo faccia lui al posto mio perché, purtroppo, io non son capace. Io mi ammutolisco spesso e abbasso gli occhi quando, invece, vorrei dire. Voglio che c’abbia almeno mille pagine; potrei vedere chi davvero ha la curiosità ed il coraggio di arrivare fino all’ultima. E poi, voglio che dica tutto, davvero tutto. Di quelle infinite volte in cui sono stata una stronza, quelle in cui mi sentivo invincibile e di quelle, che non racconto a nessuno, in cui sono stata ferita. Sì, perché io vorrei che il libro che parlasse di me, riuscisse a farlo senza l’orgoglio dietro il quale nascondo la mia vita.
Com’è possibile nascondere una vita? Vivendone un’altra! Stando sempre al di là del vetro che ti fa vedere come vivresti se solo la smettessi di tormentarti, se solo scegliessi per una sola volta di fare ciò che faresti e non ciò che fai.
Già, perché io non faccio mai quello che farei. Finisco sempre per evitare nel dubbio che, forse, non sia proprio la cosa giusta da fare. Sapete quante cose si perdono mentre si è intenti a non mostrare le proprie debolezze? Vivi mille giorni con la sensazione di averne vissuto solo mezzo continuando a ripeterti “cambierà”.
Voglio che il libro che parli di me, contenga tutte le persone. Quelle che mi hanno ferito, quelle che ho ferito, quelle che mi hanno amato, quelle che ho creduto di amare..anche quelle con cui ho incrociato lo sguardo mentre camminavo su un marciapiede in direzione di chissà quale meta. Non è mai stato tempo sprecato ma, nonostante ciò, ho come la sensazione di essermi sempre mossa dentro una folla senza volti. Non c’era un solo essere umano.
Voglio che il libro che parli di me, mi aiuti a scivolare fuori dalla mediocrità di chi si fermerebbe a pagina 2, con la presunzione di aver già capito come finirà e poter dire a chi è arrivato in fondo:
:

“ Ok, adesso sai tutto. Sai che, probabilmente, ci saranno più contro che pro. Sai che capiterà spesso che ti sentirai ferito da me ed avrai la sensazione che a me non importi mai nulla perché non sono capace di comportarmi altrimenti. Sai che nel momento in cui un giorno deciderai di andartene, io non ti inseguirò pur volendolo con tutta me stessa fare e, invece, mi torturerò le labbra con le mani e ricomincerò a fumare. Sì sai tutto. E adesso, dimmi… ce l’hai il coraggio di continuare?” 

Eppure..

"C'è tempo", "Abbiamo tempo per fare tutto ciò che vogliamo", "Tempo al tempo", "Prendiamoci del tempo".. Già, il tempo. Credo che sia il primo a prenderci per il culo donandoci sempre l'illusione di averne ancora a sufficienza; e magari ne abbiamo davvero! Ma, cari miei, quando c'è il tempo mancano le persone, mancano le volontà, mancano le convinzioni che fino a 24 ore prima pensavi di poter credere per tutta la vita. C'era tempo. Poi abbiamo smesso di darcene. Non ci sono motivi, non ci sono ragioni. La mente ha sempre una sua coerenza incoerente e non possiamo far altro che cercare di starle dietro. "Un sorso di felicità si deve ripagare sempre con una botte di tristezza. Sempre meglio che morire di sete, no?" - smile MIO -

...

Mi chiedevo quante volte una persona possa ricominciare da capo. Pochi anni e la sensazione di aver già vissuto tre o quattro vite. Oggi, come mai, ho la sensazione che la mia testa, stanca delle mie eccessive richieste, si sia formattata durante il sonno. E' sparito tutto: l'ansia, la frustrazione, le smanie, ma soprattutto lei, la rabbia. Al mio risveglio mi si era inaridito il cuore.

Brucia la vita.





La vita è veramente curiosa. Cominci a crescere con quella spavalda illusione di poter avere il mondo ai tuoi piedi, così, schioccando le dita. Gli amori dalle mille pene che ti struggono l'anima non ti lasceranno che l'indifferenza di un'adolescenza vissuta andando a mille all'ora. Ciò che ti segnerà sarà la cosa per cui fingi indifferenza. Quella ti lacererà l'esistenza. Condizionerà le azioni future. La mente riporterà sempre l'esempio di quella prima fottuta volta in cui ti sei come risvegliata di soprassalto da un sogno lungo una vita. Andrai avanti prendendoti in giro; dicendo a te stessa che una volta è sufficiente. ''Impossibile abbattermi''. La ribellione si impossessa del tuo essere trasformandoti in un involucro di carne non pensante. Quante ne hai combinate? Adesso STOP! Ti devi fermare. E' arrivata la grande occasione per cambiare. Adesso devi dimostrare a tutti i costi di essere migliore di quello che sei.
'Ahahaha', dov'è finita tutta quella sicurezza? Abbattuta, cancellata, depennata da uno sguardo solo. Dal suono di quella sola voce. Non esiste più nulla se non quello. La convinzione che non hai bisogno d'altro. La dipendenza, poi il vuoto.
Un baratro in cui ti senti annegare. La certezza che non si possa provare ancora più dolore. Annaspi dentro ai giorni cercando la risposta ad un "perchè". Ma ti diranno che il tempo aggiusta tutto, ed a forza di sentirtelo rimbombare in testa finirai per crederci e farne una filosofia. Il tempo, che invenzione! Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E così, tutto è diventato un'altra volta passato. E così, mi sei diventato estraneo.

Lo devo a me.


Note stonate, rabbia nell'anima. L'uomo della coscienza continua a ripetere "te lo avevo detto"e chissà se riuscirò a zittirlo. Continuo a scrivere poi cancellare note frammentarie come se, essendomi rotta in mille pezzi, non riesca a mantenere intera neanche l'ultima essenza di me, la voce che mi urla dentro. Non devo permettergli di avere la meglio.

Un anno dopo, non cambia niente.





Vola il tempo. Me ne rendo conto solo adesso. Quell'alone nero torna a ricordarci che proprio un anno fa ha avuto la meglio. Scacco matto. Dov'è finita tutta quella vita? Per cosa è servito tutto quell'impegno? E' passato un anno e ciò che ne rimane sono solo delle domande a cui nessuno mai risponderà. Non di certo per superbia, bensì per rassegnazione. 
Non restano che i ricordi e desublimando ogni pensiero, continuo a ricordare. Torno anch'io ad un anno fa:

"Una speranza svanita...Quell'immagine terribile davanti agli occhi..Passano come fotogrammi ricordi da non dover cancellare..E allora, cos'è davvero importante? La frenesia delle giornate fa perdere il senso delle cose semplici..Non ci vuole molto..Un momento, un attimo e piomba il sienzio..Incolmabile..Assordante...Scalpitiamo e ci dimeniamo per riempire un vuoto creatosi all'improvviso. Ahimè, quella parte di cuore è già andata via......"
 

Un anno non cambia nulla. Le sensazioni, quelle forti, quelle che ti si attanagliano tra i nervi, restano...per sempre! Le domande anche..stavolta accompagnate dalla consapevolezza che non ci saranno delle risposte. Montale mi suggerisce il metodo per smettere di pensare..



."Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro, Non chiederci la formula che mondi possa aprirt. Codesto solo oggi possiamo dirti ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" 

Dolce tormento.



Si spegne ogni luce..cala il silenzio...si accendono i pensieri. Metti da parte la finta indifferenza che, ancora una volta, ha accompagnato la tua giornata; cade ogni maschera, adesso puoi essere te stesso. Nessuna convenzione; Ti dimentichi di esser scivolato tra una folla senza fisionomie distinte. La stessa folla che "scalpiccia nel fango" cerca di farsi posto in un mondo che vogliamo a tutti costi farci andar bene. 
E se invece facessimo prevalere l'istinto nelle nostre vite? Se la passione prendesse il sopravvento? L'anima sgomita dentro noi, come una crisalide che sfonda il suo guscio per mostrarsi in tutta la sua bellezza. Fusione di emozioni che rievocano ricordi su cui avevi buttato su un pò di cemento. Il dolce sapore di quelle immagini contrapposto all'infezione di quella ferita. Lo spirito cinge nuovamente il pensiero che ti riguarda e tutta la materia del mondo non potrebbe mai ambire ad avere tanta forza. Ostinazione, illusione, dove vado? Furiosa condizione, indifferenza, dove vado?? Verso cosa continuo a muovere ogni mio singolo passo? Verso quale vita mi porterà questo spinoso e morbido sentiero?

"Mi chiedo quante lacerazioni possa sopportare un cuore prima di smettere di battere."

Ricomincio da me.



E' quando tocchi il fondo che raggiungi piena consapevolezza di te. Quando tutto sembra essersi fermato, quando tutto sembra storto, quando chiunque crede che tu stia sbagliando, quando anche tu cominci ad avere dubbi su te stesso. 
E quando tocchi il fondo che capisci quanto vali, quanto sei disposto a dare, quanto sei in grado di trasformare tutte quelle sconfitte in rivincite.
E' quando tocchi il fondo che riesci a stare veramente bene con te stesso; non hai nulla da perdere e tutto da guadagnare. Le pupille girano dentro alle orbite alla ricerca di una nuova consapevolezza su cui posarsi..e la trovano, sempre! Era già lì, bastava solo un po' più di attenzione. Capisci che nessuno è indispensabile, che regalavi importanza gratuitamente senza accorgerti delle più palesi piccole cose e che, in fin dei conti, ciò che ci serve per stare bene e vivere serenamente è solo possedere se stessi........

Coi segni della vita addosso.



Scrivere. Buttare giù parole dietro altre parole che ne precederanno delle altre ancora: è il mio sfogo. 

Riempio fogli per colmare il silenzio che hai imposto nella mia vita. Ansia, paura, voglia di cambiamento. Far entrare un po' d'aria pulita, a volte, non è così semplice. Ma con un po' di impegno, anche l'impossibile può rivelarsi fattibile... 
Le parole le ho perse; mi hanno abbandonata lasciando in me quel senso di irrequietezza inquieta. La testa produce pensieri che si trasformano presto in ipotesi, che finiscono per divenire illusioni pronte a scivolare via tra le dita, lasciando il vuoto nei palmi. Sabbia nel cuore e aspettative distrutte. Mi ritrovo in un vortice di eventi che mi da la sensazione che qualcuno di più grande di noi si sia scordato di me, forse per distrazione, forse per mancata speranza riposta nella mie capacità. Passerà, "ma se vuoi che la tua ruota giri, devi essere tu per primo a spingerla"! Dove troverò tutta quella forza?, mi chiedo.
"Mi pesa quest'assenza, questa falsa indifferenza"
....incrociando le dita, con l'acqua alla gola.......

Invisibile.



Ero assorta nei miei pensieri ma improvvisamente riecheggiarono nelle mie orecchie quelle note; così, quasi come dopo ad un improvviso risveglio, cominciai ad osservare meglio tutto ciò che mi circondava e che fino a poco prima non aveva alcun significato...

I miei occhi si posarono lì, sull'amore e cominciai ad osservarlo. 
Lo guardai con gli occhi di chi sa già come ci si sente, di chi conosce quella sensazione di leggerezza..
Lei non possedeva nulla. Non aveva la bellezza, ma lui la guardava come se la creatura più meravigliosa del mondo gli stesse regalando un po' della sua considerazione.
Lei non possedeva la ricchezza, ma i suoi occhi brillavano più di qualunque altro tesoro esistente.
Lei non aveva grazia né eleganza ma tenendo per mano l'amore, sembrava quasi che danzasse in mezzo al traffico cittadino.
Lei non aveva nulla, eppure l'ho invidiata.

E' una follia.

Un nodo in gola che mi si aggroviglia alle corde vocali; sensazioni che si ripropongono facendomi ricordare l'ultima volta in cui mi sono sentita in questo modo.
L'irrequietezza della mente riesce a trascinare anche il mio corpo in tremori e spasmi non gradevoli. Gli occhi si bagnano quasi a voler cancellare le immagini che ritornano alla mia memoria, quasi a voler cancellare tutta quella sofferenza, quasi a voler cancellare tutto quell'impegno che non è servito a nulla. Sarà nuovamente così? Sto facendo degli sforzi per qualcosa che non merita la mia attenzione? Di solito a questo tipo di domande, la risposta che mi viene data da coloro a cui pongo i miei dubbi è "Il tempo darà tutte le risposte che cerchi"..e se il tempo non mi desse in tempo la risposta?

Su di lei.


Sta toccando il cielo con un dito, sfiora la pace dei sensi ma è consapevole che si sta regalando solo un'altra illusione. Lei sa cosa c'è dietro tutto ciò che rapisce la sua testa ogni giorni di più, cosa si cela dietro quei baci, cosa c'è dietro quella voglia di carezze rubate .Non vuol vedere.
 Noi donne, a volte, preferiamo crearci i nostri piccoli paradisi pur di non guardare in faccia la realtà; ci chiudiamo dentro ad un bozzolo di falsità che raccontiamo a noi stesse...e così lei si distende e va via da se. 
Non le importa di ascoltare la testa, racconta solo amarezze lei. Il cuore ha sempre ragione? Dovrebbe avere qualche dubbio ormai, ma ci ritenta. Ci riprova ancora. 
Nonostante tutto, trova ancora la forza pr volerci ricadere; intaglia una trappola perfetta per sè stessa divertendosi ad inventare metodi per non scappare...per non portare il pensiero oltre.

Lui la vede bella, e poi? Si fa tornare la voglia di farla sua ancora per quell'attimo. Sta donandole la possibilità di creare nuove fantasie che crolleranno al primo accenno di ritorno alla razionalità. Vuole solo possederla, non vuole averla. Non vuole neanche lontanamente scoprire l'universo che c'è in lei; non pensa a ciò che dice pur di toccarla ancora..Non ha bisogno di sapere cosa ci sia dentro lei, gli basta apprezzare quell'involucro sempre sorridente e spensierato.
Se solo sapesse quanto dolore si nasconde dietro a quei sorrisi, quante esperienze negative sono state accantonate in un angolino della memoria pur di ricevere una possibilità da lei...Se solo sapesse....ma non saprà mai e non sa quanto male farà......

venerdì 15 giugno 2012

La povertà maggiore è quella d'animo e di cuore



Uno sguardo e cominci a riflettere. Un solo sguardo, ferito, angustiato, e come rassegnato davanti a tanta indifferenza.
La povertà è nulla agli occhi di chi non ne conosce significato, penso tra me e me. Perchè ho provato questa sensazione di fronte a tale scena? Perchè mi sono sentita ridicola al posto suo?  E' stato quello sguardo, mi rispondo. Quegli occhi fissi, quasi delusi nel vedere così poca pietà anche in un giorno di festa.Hanno suscitato angoscia, stupore, pena!
 Allo stesso tempo il rammarico fece capolino scagliandosi contro chi, come la maggior parte di noi oggi, ha tutto e non se ne rente conto..Perchè lo facciamo? Perchè continuiamo a lamentarci  invece di apprezzare un po' di più le piccole cose? La povertà è nulla agli occhi di chi non ne conosce significato, continuo incessantemente a ripetermi..Poi ci ripenso e trovo la risposta : In realtà, un cuore arido provoca più dolore di una tasca vuota...