Settecentotrenta giorni, diciassettemila cinquecentotrentuno ore, un milione cinquantunomila e ottocentonovantasette minuti-
Erano passati così in fretta che non me ero accorta nemmeno. C'avevo vissuto bene senza di te, non avvertivo sofferenza, mancanza o necessità. La mia vita scorreva liscia tra facce sconosciute e non che incrociavo il tempo di un bicchiere pieno d'alcool. In quegli istanti non ci pensavo a te, no. Io facevo il mio, poi tornavo a casa e dimenticavo. Ma non ci pensavo a te, no.
Cazzo, però, se lo sentivo il peso dei ricordi. Io ti avevo scordato ma non la mia nostalgia; lei no. Ti infilavi dentro alle note, ti facevi respirare nella scia di un profumo che avevo già sentito, ti vedevo seduto dentro ad una stanza che in realtà era vuota. Così all'improvviso. Ti sceglievi degli attimi e ti ci infilavi. Così, senza preavviso. Senza che potessi scegliere di fare altrimenti, senza che riuscissi a capire da dove sbucassi fuori mentre pensavo a tutt'altro, da dove venissi, quale strada avessi percorso per arrivare a me. Sai la domanda che mi ponevo ogni volta qual'era? "Perchè adesso?", perché non succedeva quando mi sforzavo di riuscire a ricordare qualche dettaglio di te? Perché t'eri scelto quel momento per saltare fuori tra mille cose da fare?
-Perchè hai scelto questa sera per tornare?

Nessun commento:
Posta un commento