lunedì 23 settembre 2013

mélancolie.

Ogni tanto mi prendeva ancora il ricordo di lui, della sua felpa blu e della pioggia sul parabrezza e volevo avere la presunzione di sapere che per quegli occhi verdi valeva lo stesso. 
Lo sapevamo. Lo sapevo io e lo sapeva lui. La vita era un filo di lana invisibile che ci teneva uniti. Stavamo vivendo le nostre esistenze ma prima o poi, quando il gomitolo si sarebbe consumato e il filo sarebbe stato teso, saremmo nuovamente inciampati l'uno sull'altro.

Le nostre braccia erano tentacoli che si avviluppavano sui corpi per non perderne nemmeno un millimetro.

Le sue mani impazienti aprirono due cosce roventi e pulsanti e quando le caviglie si incrociarono dietro 

quelle spalle, spingendoselo addosso, un unico e deciso affondo gliela fece, finalmente, sentire sua.

Non sono mai stata brava a mantenere le promesse.

 "Adesso basta!" e poi richiamavo, "Manterrò la calma" e poi

urlavo, "Sentiamoci" e poi sparivo. No, non sono mai stata 

brava a mantenere le promesse ma non quella, la più

 importante, quella che ho fatto a me stessa. E qualcuno

 oggi mi dice che lasciando morire le cose, probabilmente mi 

sto perdendo qualcosa. Beh, oggi rispondo che, forse sì sto

 perdendo un po' di cose ma la più importante, quella no,

non sto perdendo me stessa.