giovedì 6 settembre 2012

Tributo a Carlos Ruiz Zafón


Gli domandai come faceva ad essere sicuro che non sarei sparita ancora. Mi guardò a lungo. «Scompare solo la gente che ha qualche posto dove andare.» Rispose secco.


Avevo letto quella frase centinaia di volte perché qualcosa dentro al mio cranio risultava familiare. Come faceva ad essere sicuro che non sarei scomparsa nuovamente? 
Il fatto è che, sicuro lui, non lo era affatto. Era la sua sper

anza a parlare per lui, gliela lessi nei denti che digrignavano mentre fingeva di crederci a ciò che aveva appena pronunciato. Lui lo sapeva. Lo sapeva già che l'avrei fatto nuovamente. Sapeva che da un momento all'altro sarei andata via un'altra volta. Potevo esserci seduta accanto ma, in realtà.. in realtà io ero già fuggita altrove.
Combattè per anni contro i vuoti che ero capace di procurargli e lo faceva affrontadoli ogni volta, a cadenza annuale. Come si paga il bollo dell'auto, lui pagava i miei silenzi. E ogni volta ci riprovava perchè diceva in sé per sé <<Voglio arrivare al punto in cui tutto questo non sorbirà su di me alcun effetto>>; lo sapeva sempre che non era ancora quello il momento ma ci riprovava. 
Forse era una delle cose che mi accorgevo di ammirare di più: l'ostinazione. Perchè io lasciavo perdere, perchè non ce l'avevo la voglia di dirglielo che, anche se ero seduta accanto a lui, la mia anima, la mia essenza, il mio calore o qualsiasi fottuta cosa in cui credete, era in dipartita. 

Perché io, se il posto in cui andare non ce l'avevo, me lo inventavo. Sempre.

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